Il garantismo è una colonna portante, essenziale, in uno Stato di diritto. Ma l’evoluzione delle vicende che coinvolgono 4 calciatori con una condanna a proprio carico e la lentezza dell’iter processuale per arrivare al terzo grado di giudizio devono far salire il dubbio che, forse, facendo così come si fa ora non si rende realmente giustizia a nessuno.
È passato da poco il weekend che attraversa il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e in tanti hanno pensato al fatto che, come ormai accade regolarmente già da un po’, tra Serie B e Serie C hanno preso parte al weekend sportivo anche 4 calciatori con una condanna in primo grado per stupro: Manolo Portanova (Reggiana), Michael Liguori (Padova), Santiago Visentin (Cerignola) e Gianni Manfrin (Virtus Verona). Proprio relativamente a Manfrin, a Verona i tifosi virtussini disertano lo stadio: una tifoseria che si definisce antifascista e che usa lo slogan “i nostri valori a difesa dei nostri colori”. Davide, un nostro follower, ci ha chiesto di approfondire la loro situazione e ci sembra cosa giusta farlo andando a conoscere anche le altre storie, assaggiando un paradosso burocratico che non rende giustizia a nessuno.
I fatti
MANOLO PORTANOVA
L’attaccante della Reggiana, in prestito dal Genoa, nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2021 ha preso parte ad uno stupro di gruppo nei confronti di una giovane donna di 22 anni. La giudice di Siena Ilaria Cornetti, come ha riportato SkyTG24, ha scritto nelle motivazioni della sentenza che la ragazza abusata “manifestò la propria volontà di voler avere un rapporto sessuale solo con Manolo e di non volerne uno di gruppo con i quattro ragazzi”. Una volontà espressa “in modo ripetuto e inequivocabile”. La giudice ha proseguito: “Il suo dissenso è stato sin da subito, e per tutta la durata del rapporto sessuale di gruppo, evidente e manifesto” ed è anche così che si è “raggiunta la prova della responsabilità penale degli imputati.”
Nella sentenza, come riporta anche Il Secolo XIX, la giudice ha sancito che la vittima “non è stata trattata come una donna, ma come un oggetto. Per la ragazza è stato un incubo durato tra i 40 e i 60 minuti, fatto di rapporti sessuali ripetuti e non consenzienti, schiaffi e violenze. I quattro giovani non hanno voluto nemmeno concedere alla giovane una bottiglietta d’acqua.” Per Manolo Portanova è stata comminata una condanna di 6 anni in primo grado nel marzo 2023. Ha annunciato che avrebbe fatto ricorso, intanto il tempo passa e siamo ancora fermi qui.
GIANNI MANFRIN E SANTIAGO VISENTIN
Era il 18 gennaio 2020 quando Edoardo Merci, Gianni Manfrin, Stefano Casarotto, Daniel Onescu e Santiago Visentin (compagni di squadra alla Virtus Verona) hanno dato vita ad una serata da incubo per una studentessa universitaria: accompagnata a casa da uno dei giocatori, è iniziata una serata a base d’alcol che mirava all’ubriachezza di lei. Ubriachezza della quale, poi, i cinque ragazzi si sono approfittati in modo totalmente non consenziente.
Per loro il pm ha chiesto 8 anni, nel giugno 2024 sono stati condannati a 6 anni. Quattro di questi cinque calciatori hanno scelto di avvalersi della giustizia riparativa, l’iter che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente, se vi acconsentono liberamente, alla risoluzione delle questioni risultanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale, allo scopo di vedersi ridotta la pena. L’unico a non avvalersi della giustizia riparativa, e che vuole presentare ricorso perché si dichiara totalmente innocente, è Santiago Visentin.
Santiago Visentin che, tra l’altro, è coinvolto in un altro processo per uno stupro avvenuto a Ferragosto, sempre nel 2020. Nel gennaio 2023 è stato assolto, ma è notizia di due mesi fa che tale assoluzione sia cancellata, in quanto uno dei giudici non era togato. Si riapre tutto: i testimoni dovranno essere sentiti di nuovo e gli imputati, tra i quali il calciatore argentino, dovranno provare nuovamente la propria innocenza.
MICHAEL LIGUORI
L’uomo di punta del Padova, Michael Liguori, e il suo amico Andrea Perozzi avevano organizzato un’uscita ad Alba Adriatica con due ragazzine di 14 e 15 anni il 5 luglio 2018. Come riporta Il Dolomiti, secondo la sentenza emessa dal Tribunale di Teramo, durante la serata il calciatore (allora 19enne) e l’amico hanno abusato sessualmente delle ragazzine in un sottopasso della stazione ferroviaria.
Come descritto da Gazzetta, dopo essersi separati, i due ragazzi hanno portato le ragazzine in luoghi appartati e, secondo quanto emerso durante il processo, le hanno costrette a subire atti sessuali contro la propria volontà. Durante la propria testimonianza in aula, la vittima di Liguori ha dichiarato: “Avevo detto di no, è andato avanti lo stesso.” Stando agli atti processuali, il capo d’imputazione descrive come Liguori abbia usato la forza per obbligarla, prendendola per i capelli e costringendola ad un rapporto sessuale.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, le due ragazze, sconvolte, si sono ritrovate dopo le aggressioni e hanno cercato subito assistenza. Si sono andate a lavare subito in un bagno pubblico e poi sono andate a sporgere denuncia ai carabinieri. Liguori al processo – riporta Gazzetta – si sarebbe giustificato dicendo: “Il mio amico mi aveva detto che quella era una ragazza spinta”. La procura aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi per entrambi, riconoscendo attenuanti generiche e nell’ottobre 2024 è arrivata la sentenza: colpevoli.
Le reazioni dei club
REGGIANA
“Per noi Manolo è un giocatore come gli altri” è stata la posizione della Reggiana. Come riportato dal Mattino, il ds Roberto Goretti a riguardo ha dichiarato “La Reggiana non intende in questa fase entrare nel merito della vicenda giudiziaria del calciatore, nel rispetto di tutte le parti processuali, ritenendo che questo compito spetti esclusivamente agli organi competenti” e il club emiliano continua ad avvalersi regolarmente delle sue prestazioni sportive.
VIRTUS VERONA
La Virtus Verona ha preso le distanze dalla condotta dei propri tesserati, dapprima sospendendoli tutti, per poi venderne 4: Merci, Casarotto, Onescu e Visentin. Manfrin è stato reintegrato in rosa e la tifoseria virtussina non ci sta: da qui il post degli amici di @virtusveronarudefirm, post che ha fatto nascere la curiosità di chi voleva saperne un po’ di più e approfondire la vicenda.
CITTADELLA
Santiago Visentin, ceduto dalla Virtus Verona al Cittadella prima della sentenza a carico del giocatore, una volta arrivata la condanna ne ha preso le distanze, rescindendo il suo contratto. Il club, infatti, come riportato da PadovaSport, ha dichiarato che “la società, pur ben sapendo che vale la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva e augurandosi che il calciatore possa dimostrare la propria estraneità ai fatti addebitatinei prossimi gradi di giudizio, ritiene confliggenti con i principi che fondano l’ordinamento sportivo e i valori che da sempre la società rappresenta le accuse mosse in primo grado a carico del proprio tesserato”. Un esempio in controtendenza con la prassi generale. Anche perché Visentin, da svincolato, si è unito al Cerignola, dove gioca regolarmente nel girone C di Serie C.
PADOVA
Una prassi confermata anche dai biancoscudati. Infatti, arrivata la condanna in primo grado a Liguori, il club ha rilasciato questo comunicato: “Il Calcio Padova ha appreso la notizia relativa alla sentenza di primo grado che riguarda il proprio giocatore Michael Liguori. Il presidente Francesco Peghin e l’amministratore delegato Alessandra Bianchi hanno dichiarato che la società non esprimerà alcun tipo di valutazione in merito alla vicenda fintantoché la Giustizia non si sarà espressa con una sentenza definitiva in ultimo grado di giudizio”. E così anche Liguori continua a giocare regolarmente.
Ad alimentare la polemica intorno a questa sentenza sono state le parole del mister Andreoletti. Infatti, come riporta PadovaOggi, che a sua volta riprende D.i.Re – Donne in rete contro la violenza: “Riteniamo inaccettabili le parole di Matteo Andreoletti, allenatore del Padova calcio in riferimento alla vicenda di Michael Liguori, il calciatore del Padova condannato in primo grado per violenza sessuale in concorso con un altro uomo, nei confronti di una ragazza di 14 anni. Leggiamo sulla stampa che l’allenatore, dopo la partita disputata sabato scorso, si è riferito alla condanna per stupro inflitta a Liguori come a «un episodio molto spiacevole» si è spinto ad auspicare che il calciatore torni a segnare qualche gol per ritrovare la propria serenità. Siamo allibite, non solo per la banalizzazione di un crimine gravissimo quale quello dello stupro, che per l’allenatore del Padova, viene ridotto ad una sorta di semplice spiacevolezza, ma anche perché è evidente che, in una sorta di ribaltamento di responsabilità, per l’allenatore non è alla vittima di violenza che va rivolta solidarietà, ma all’uomo che è stato condannato, come se – nel processo – fosse lui la parte offesa, ferita, danneggiata.”
Giustizia ordinaria e giustizia sportiva
A creare il precedente è stato il caso di Manolo Portanova. Nonostante la condanna in primo grado a proprio carico, infatti, può continuare a giocare almeno fino a quando il suo percorso giudiziario non sarà definito. Come riporta Fanpage, è la decisione della Corte d’Appello Federale della FIGC a sezioni unite (presieduta da Marco Lipari), che si è pronunciata sul caso optando per la “sospensione del giudizio fino alla formazione del giudicato in sede penale”. In sostanza, per la giustizia sportiva si aspetta il terzo grado di giudizio di quella ordinaria.
Gli studi
È giusto che in questo discorso si arrivi a parlare delle false denunce di stupro a fronte di quelle reali. Vengono presi in considerazione alcuni dei più noti e citati tra gli studi a riguardo, specialmente perché fanno fede a sistemi giudiziari che, anche se esteri, giuridicamente somigliano a quelli nostrani.
FALSE ALLEGATIONS OF SEXUAL ASSAULT: AN ANALYSIS OF TEN YEARS OF REPORTED CASES (DAVID LISAK, LORI GARDINIER ET AL., 2010)
Uno studio americano ampiamente citato ha analizzato casi di violenza sessuale per un decennio, trovando che solo il 2-10% delle accuse si è rivelato essere falso. Questo range è generalmente accettato come rappresentativo anche a livello internazionale, considerando somiglianze nei sistemi legali.
UK CROWN PROSECUTION SERVICE (2013 REPORT)
Un’analisi del sistema giudiziario britannico ha rivelato che i casi di false accuse intenzionali sono estremamente rari rispetto alle denunce autentiche. Il rapporto ha sottolineato che le false accuse costituivano meno dello 0,62% dei casi di violenza sessuale gestiti.
ISTAT E ANALISI ITALIANE
In Italia, il fenomeno è più complesso da misurare direttamente, ma studi generali sui procedimenti penali mostrano che la maggior parte delle denunce per violenza sessuale sono valide, con una piccola parte classificata come calunnie deliberate o errori di percezione. Alcuni esperti stimano la percentuale di false accuse tra il 2% e l’8% sulla base di ricerche internazionali e analisi dei procedimenti giudiziari.
L’ISTAT non pubblica dati specifici sulla percentuale esatta di false denunce di stupro in Italia rispetto a quelle reali. Tuttavia, alcune analisi generali mostrano che il fenomeno delle false denunce è estremamente limitato rispetto alla portata reale della violenza sessuale.
I dati raccolti da diverse fonti, tra cui il Ministero dell’Interno e analisi indipendenti, confermano che la percentuale di denunce classificate come infondate (o false) sia inferiore al 10%, una stima in linea con i trend osservati in altri paesi occidentali. La maggior parte dei casi giudiziari chiusi come “non procedibili” si riferisce a mancanza di prove o ritrattazioni, spesso causate da pressioni sociali o personali, piuttosto che da intenti fraudolenti. Inoltre, l’ISTAT evidenzia che molte violenze non vengono denunciate per timori o mancanza di fiducia nella giustizia, un problema che sovrasta di gran lunga quello delle false denunce.
Il paradosso del garantismo
La decisione della Corte d’Appello Federale ha reso possibile la prosecuzione delle carriere dei giocatori condannati, in attesa degli sviluppi processuali fino all’ultimo grado di giudizio. Questo iter, si sa, in Italia è lungo porta via anni, talvolta lustri. La carriera di un calciatore, si sa, al contrario è breve. Il suo prime, ancor di più. Partendo dal presupposto che la presunzione d’innocenza sia un elemento imprescindibile in uno Stato di diritto, c’è altresì da riconoscere che l’ignavia della Corte d’Appello della FIGC, specie a fronte della (tristemente) comprovata attendibilità delle denunce di stupro si ritrova (e probabilmente continuerà a ritrovarsi) a falsare sul piano sportivo una giustizia che le precedenti sentenze ci dimostrano andare troppo spesso in una direzione.
Si apre un inciso: il caso di Kevin Spacey, che ha perso contratti e reputazione per accuse di abusi poi giudicate infondate, ha destato rabbia e scalpore, ma è bene ricordare che sia una minoranza appartenente a quel 2-10% dello studio americano di David Lisak e Lori Gardinier di cui sopra. Resta un range del 90-98% nel quale le accuse di stupro si rivelano autentiche. E non può essere ignorato.
Le false accuse di stupro sono una minoranza statisticamente confermata, mentre i casi reali (denunciati o meno, ma ora restiamo su quelli denunciati) rappresentano un problema molto più vasto. Sul piano sociale e legale, ma anche sportivo, è cruciale bilanciare il rispetto per i diritti delle vittime con quello degli accusati per evitare ingiustizie da entrambe le parti, che in realtà è quello che succede.
In conclusione
Il sistema giuridico di cui ci avvaliamo nasce da tempi nei quali non si aveva coscienza del problema sistemico caratterizzato dalla sopraffazione uomo su donna, problema di cui ci si è accorti relativamente soltanto da pochi anni. Dovrebbe essere una priorità della politica snellire la burocrazia specificamente in questi frangenti, con una priorità davvero urgente, perché al di là delle carriere dei calciatori qui si sta parlando persone. Persone distrutte (le vittime) e persone da condannare (nel 90-98% dei casi).
Rendere più celere l’iter che porti al terzo grado di giudizio è essenziale per cercare di garantire giustizia anche nell’ambito sportivo, perché – come detto – le carriere durano poco e non si può correre il rischio che se ne tragga beneficio come se nulla fosse, per poi venire puniti quando il meglio lo si è già dato e – banalmente – il grano lo si è già preso, con tutti i benefici e privilegi che ne conseguono.
Probabilmente sarebbe anche opportuno che, accanto ad uno snellimento dell’iter processuale, ci sia anche chi in FIGC pensi ad avvalersi della giustizia ordinaria grado per grado e di agire di conseguenza, nell’ambito di un procedimento giudiziario ben più breve e lineare di quello attuale.
Sicuramente l’ideale sarebbe che tutti facessero come il Cittadella, che nel rispetto dei propri valori, appurata la sistematicità di una piaga come quella della violenza di genere, ne prende le distanze anche a costo di rimetterci sia sul piano tecnico, che su quello economico. Ma non su quello morale.

