Non siamo a scuola, ma è finito il primo quadrimestre: proviamo a dare i voti ai protagonisti della Triestina 2024-25 di questa prima metà stagionale, tra chi è sceso in campo e chi ha guidato la squadra dalla panchina.

La stagione sportiva 2024-25 è partita con aspettative molto alte da parte della Triestina, che però si sono sgretolate dinnanzi ad una realtà amara e avara di soddisfazioni. Una stagione partita male e particolare, sicuramente imprevedibile e di certo non gratificante. L’Unione è difficile da giudicare nel suo complesso e ancor di più lo è giudicare i suoi protagonisti, perché questa stagione è strana, parecchio strana. Troppo per poter esprimere giudizi lineari, anche perché da una gestione all’altra sono cambiati drasticamente i ruoli nei quali venivano impiegati i giocatori, ma anche diversi giocatori stessi. Non siamo a scuola, ma è un po’ come se fosse finito il primo quadrimestre e, prendendo atto di quanto detto poc’anzi, abbiamo provato comunque a sbilanciarci sul rendimento dei giocatori (e allenatori) rossoalabardati in questa prima metà stagionale.

PORTIERE

Kelle Roos: 8

Il portierone olandese si è presentato al popolo giuliano come una vera e propria garanzia. Il coefficiente tecnico e il valore delle sue parate spesso sono stati adombrati da prestazioni di squadra non all’altezza, che hanno portato a risultati che ne hanno frustrato gli sforzi. Tuttavia, chi ha visto le partite se n’è reso conto sin da subito: questo portiere non c’entra assolutamente niente con il livello della Serie C. Fuori categoria.

DIFENSORI

Aljaz Struna: 5

L’inizio di stagione è stato difficile come per la maggior parte dei giocatori, ma da uno dei leader della squadra ci si sarebbe aspettati di più. Non sempre all’altezza della miglior versione di sé, quando gioca come sa è davvero una roccia. In questa prima parentesi stagionale, però, lo è stato solo a singhiozzi. Molto meglio sotto la mano di Tesser, anche se l’ultima uscita ad Arzignano è stata da film horror. Può e deve riprendersi, uno come lui serve e servirà. Rimandato.

Domenico Frare: 7

I suoi problemi sono fisici, non tecnici e nemmeno tattici. Quando sta bene, Frare è asfissiante: non passa neanche l’aria. Arrivato con qualche acciacco, ci ha messo un po’ ad entrare in condizione ma quando l’ha acquisita si è erto quale miglior difensore della rosa. Un giocatore che si fa fatica a non apprezzare, il suo apporto è di alto livello e confermarsi nel girone di ritorno sarà quantomai fondamentale per le sorti della Triestina. Colpaccio.

Andrea Moretti: 6

Non gioca molto ed è difficile riuscire a stare sempre sul pezzo quando non hai il ritmo partita nelle gambe. Peraltro, subentrare per un difensore è anche più difficile rispetto ad un giocatore meno vincolato da dettami tattici. Date queste premesse, alcune sbavature difensive si possono capire e perdonare più di quanto lo si possa fare se fosse stato un titolare inamovibile, ma sicuramente il primo a volere di più da sé stesso è lui, per ambire ad una maglia da titolare che in questa prima metà di stagione non gli è appartenuta.

Nicholas Rizzo: sv

Non ha giocato praticamente mai: Santoni non lo vedeva, Marino e Clotet nemmeno. Tesser non lo vedeva già l’anno scorso, da quando è tornato le cose non sono cambiate. Probabilmente cambierà aria e sarebbe meglio così per il prosieguo della sua carriera. Inespresso.

Mattia Tonetto: 6.5

Si è fatto male in estate, saltando la preparazione. Torna disponibile ma Santoni gli preferisce Bijleveld, così come Marino e Clotet. Tornato Tesser, non ci pensa due volte a schierarlo titolare, sfornando ottime prestazioni sia in fase di possesso che in quella senza palla. Come mai non giocasse prima è davvero un mistero. Rigenerato.

Umberto Germano: 7.5

Si fa fatica a parlare di Umberto Germano giocatore senza menzionare le qualità umane di questo capitano senza fascia. Ma volendosi concentrare solo ed esclusivamente sul piano tecnico, resta comunque un giocatore inestimabile per affidabilità, costanza di rendimento, qualità e quantità. Se fosse possibile clonarlo, lo avremmo già fatto da un pezzo. Indispensabile.

Daniel Pavlev: sv

L’esterno sloveno non vede quasi mai il campo, fuori dal progetto tecnico di tutti gli allenatori passati questa stagione. Diventa difficile esprimere un giudizio su qualcuno che non si è visto giocare.

Teun Bijleveld: 4.5

Gli si dà l’attenuante d’essere un “quinto” che è stato adattato a fare il terzino, peraltro nella sua prima stagione in Italia per lui che viene da un calcio drasticamente diverso. Bijleveld è un ragazzo simpatico e alla mano, ma a livello tecnico è stato lacunoso e sicuramente anche sotto le proprie aspettative per quel che riguardava il suo impatto nella squadra e nella categoria. In difficoltà.

Alessandro Bianconi: 6.5

Arrivato a mercato finito, come per Frare il suo problema principale è il fisico. Ci ha messo un po’ ad entrare in condizione, ma quando ha iniziato a giocare si è dimostrato subito un centrale di assoluto livello per la categoria. L’auspicio è che possa trovare via via sempre maggior continuità di impiego, perché il rendimento è quello di un giocatore che non appartiene a questa categoria. Solido.

CENTROCAMPISTI

Idriz Voca: 5.5

Ha iniziato giocando molto, ma progressivamente lo si è visto sempre meno. Un giocatore di qualità e quantità, che però a Trieste si vede chiuso da due giocatori dalle caratteristiche simili alle sue, Correia e Braima. Non è da escludere che possa partire a gennaio per cercare un minutaggio più consono alla sua esperienza e al suo livello, ma questa prima metà stagionale non si può dire essere stata positiva per l’ex giocatore del Cosenza. Desaparecido.

Omar Correia: 6

Il giocatore più forte della squadra, per distacco. Anche da questa consapevolezza il giudizio su di lui non può essere il giudizio che si darebbe a qualcun altro: dal migliore ci si aspetta sempre tanto, ma Correia quest’anno è stato altalenante e non si è imposto a centrocampo con la qualità che lo aveva contraddistinto l’anno scorso. È vero che giocare fuori ruolo con Santoni non lo ha di certo aiutato, ma quando è tornato nella sua posizione è anche tornato a dettare legge a centrocampo e a fare il suo lavoro con indiscutibile affidabilità. Mancano ancora i picchi che ci avevano fatto innamorare l’anno scorso, ma la sua personale parabola è crescente e questo fa ben sperare. In ripresa.

Braima Sambù: 6

Il migliore per distacco nella sciagurata gestione di Michele Santoni, quando giocava da play al posto di Correia, dirottato a fare la mezz’ala. Braima non ha il vizio del gol, ma sembra avere un polmone in più degli altri. Non sarà sempre precisissimo in rifinitura, ma a rubare palloni e a raddoppiare è un asso: la Triestina con lui ha guadagnato muscoli e personalità. Non appena inizierà anche a parlare italiano e quindi a capire ancora meglio i dettami di mister Tesser, potrà solo crescere e migliorare ancora. Forte.

Christian D’Urso: 5.5

La sensazione è che non sia mai stato al top della forma, per un motivo o per un altro. Resta il fatto che Christian D’Urso sia un giocatore dalla qualità tecnica superiore, in grado di fare quelle giocate che non solo ti emozionano, ma che risolvono anche le partite. Ecco: quest’anno gli sono mancate questi tipi di giocate e la speranza è che possa crescere di condizione per poter determinare il destino rossoalabardato con la sua classe ed il suo estro, come sanno fare solo i giocatori illuminati da un talento cristallino quanto il suo. Ti aspettiamo.

Sofian Kiyine: 5

Arrivato a mercato finito, abbiamo dovuto aspettare un po’ prima di vederlo in condizione. A tratti ingiocabile, spesso ciondolante. Discontinuo, ma capace di colpi importanti. Il suo girone di andata non si può definire positivo, ma quelli negativi sono altri. Ha giocato poco, ma tutto sommato non ha fatto troppo male. Ci si aspettava di più da un giocatore dal curriculum come il suo, ma ha tempo per far vedere le sue qualità nella seconda metà stagionale. Evanescente.

Andrea Vallocchia: 6

Il suo solito apporto alla doppia fase è encomiabile, anche se la quantità che mette dentro al suo gioco talvolta gli porta via un po’ di lucidità quando deve giocare di fino. Resta un giocatore affidabile e che dà tutto per la maglia. Ha iniziato la stagione facendo (bene) il terzino sinistro, quando sia Bijleveld che Tonetto erano fermi ai box, confermando una duttilità propria soltanto di giocatori dotati di un’intelligenza calcistica fuori dal comune. Importante.

Christopher Attys: 5

L’anno scorso era uno degli uomini che Tesser voleva portare a Trieste. Quest’anno è arrivato e se c’è una domanda che ha fatto sorgere ai tifosi è come mai il mister di Montebelluna lo volesse così tanto. Sicuramente la corsa e la quantità sono le sue caratteristiche principali, ma il suo apporto alla doppia fase spesso non è stata all’altezza delle aspettative e non possono essere un paio di rigori segnati a redimere un rendimento deficitario sotto troppi punti di vista. Serve un cambio di passo a livello di prestazioni, perché in questa prima metà di stagione non ha dato quanto ci si aspettava da lui. Delusione.

Kristofer Jonsson: 5

È vero, come detto per Vallocchia, che giocare fuori ruolo non sia facile e Jonsson lo ha fatto prevalentemente da terzino, quando in realtà sarebbe una mezz’ala. Il problema, però, è che abbia spesso dato a vedere che un terzino, lui, non lo sia. Encomiabile l’applicazione e l’abnegazione, ma è sembrato un po’ troppo un pesce fuor d’acqua e se l’unico tipo di impiego che ha trovato è stato fuori ruolo, probabilmente è perché nel proprio non darebbe nulla in più rispetto agli altri giocatori presenti in rosa. Rimandato.

Rayan El Azrak: 6

Il centrocampista olandese ha vissuto una prima metà stagionale tra luci ed ombre, nella quale non è riuscito ad esprimere il proprio talento come fatto nella stagione scorsa. Ha iniziato il campionato giocando fuori ruolo nel sistema di Santoni, agendo da ala, posizione poco consona alle sue caratteristiche. Con Marino, invece, un mese di serenità e di ripresa, prima di venire dapprima ignorato da Clotet, per poi essere messo fuori rosa. Tesser lo rispolvera e lo recupera, facendogli anche trovare il gol decisivo contro il Novara. Rayan è stato il giocatore migliore della scorsa stagione per continuità e rendimento: tutta Trieste spera di poterlo veder tornare a splendere come aveva fatto l’anno scorso. Redivivo.

Jaron Vicario: 4.5

Arrivato come uno degli uomini di Santoni, non riesce ad imporsi con l’ex allenatore del Dordrecht e sparisce progressivamente dai radar. Tesser gli fa mettere sulle gambe un po’ di minutaggio ma il suo apporto alla causa rossoalabardata è ben lontano dall’essere lontanamente sufficiente. Inconsistente.

ATTACCANTI

Eetu Vertainen: 6

Il finlandese vive un paradosso: ha il fisico da centravanti, ma le caratteristiche tecniche di una seconda punta. È difficile chiedergli di essere qualcosa che non è e di fargli fare qualcosa che non è nelle sue corde, ma quando la Triestina aveva bisogno di un bomber e si è dovuta aggrappare a lui, non è riuscita a trovare un giocatore in grado di gonfiare la rete come necessitava la squadra. Resta il fatto che la vittoria contro l’Arzignano sia arrivata grazie al suo ingresso, che ha cambiato la partita. Contro l’Albinoleffe, il gol del pari è stato il suo. A Padova ha propiziato il gol del pari e ha lanciato Olivieri che a momenti faceva il colpo grosso a casa della capolista. Insomma: Vertainen non è un bomber e chiedergli gol a grappoli facendo il riferimento offensivo significa chiedergli qualcosa che esce dalle sue caratteristiche. Da subentrante spacca le partite, ma se da titolare inizialmente ha faticato a fare lo stesso, sotto la mano di Tesser si è vista la capacità di essere determinante anche partendo dal 1’. Nella difficolta generale della Triestina, il buon Eetu non è stato in fondo così malvagio. Sufficiente.

Raimonds Krollis: 3

Arrivato a Trieste per essere il centravanti della squadra, sembra un pesce fuor d’acqua nello scacchiere rossoalabardato. Passano gli allenatori, ma lui è sempre in difficoltà. Cambiano anche le categorie, ma il risultato non cambia. Il centravanti lettone di proprietà dello Spezia, dopo i tanti gol segnati in patria, ha convinto i liguri a puntarci: in Serie A non è riuscito ad incidere. In Serie B, uguale. In Serie C, anche. 0 gol, 0 assist e apporto alla manovra pressoché nullo. Il pugno alla nuca di Ferri, difensore della Giana Erminio, l’unica “giocata” di cui ci si ricordi, un rosso che ha fatto infuriare mister Clotet. Il catalano lo ha preso e strattonato ripetutamente e molto platealmente, una brutta scena ma che per certi versi era comprensibile data la gravità del momento in casa Triestina, quando tutto girava storto già per conto proprio e non c’era assolutamente bisogno di farci del male da soli. Un voto in meno per questa follia, che probabilmente ha anche segnato la fine della sua avventura a Trieste.

Marco Olivieri: 6.5

La sua stagione a Trieste è iniziata nel modo peggiore possibile: punto di domanda sulla validità del suo tesseramento (una leggerezza costata il posto al ds Donati), ma dopo un mese e mezzo di limbo Lega e FIGC lo hanno convalidato e l’attaccante in prestito dalla Juventus ha potuto finalmente scendere in campo. Si è perso la gestione Santoni e ha iniziato a giocare in una squadra che nel frattempo si è involuta ed è diventata vittima di sé stessa. La sua grinta, la sua caparbietà e la sua qualità tecnica lo hanno elevato in confronto ai colleghi di reparto e, sebbene non sia un vero e proprio goleador, è sempre stato il pericolo pubblico numero uno per le difese avversarie. Con Tesser, i primi gol: già 4, per lui che in tutta la carriera ne aveva segnati solo 7. Porta imprevedibilità e qualità tecnica, calcia spesso e calcia forte, ha la fame di chi vuole riprendersi il tempo perso e messo nelle condizioni giuste, come si suol dire “è tanta roba”. Argento vivo, lui che per l’Unione vale come l’oro. Irrinunciabile.

GLI ALLENATORI

Michele Santoni: 2

L’allenatore italo-olandese si è reso, suo malgrado, protagonista indiscusso (in negativo) di questa stagione. Dapprima sbandierando ambizioni altissime alla prima uscita stagionale, dicendo che se il Trento ambiva ai playoff, la Triestina puntava a qualcosa in più (quindi la vittoria del campionato), alzando tantissimo le aspettative e mettendo addosso ai propri giocatori una pressione che ha poco senso istillare. Ma non è solo questo: un progetto tattico che ha visto i migliori giocatori dell’anno scorso venire schierati tutti fuori ruolo (Correia, D’Urso, El Azrak e spesso anche Vallocchia) ed una presunzione che lo ha spinto ad insistere su schemi e sistemi che non funzionavano. Basta così? No, purtroppo: anche la preparazione atletica è stata pessima, lasciando in eredità, dopo il suo esonero, una squadra “cotta” non soltanto mentalmente, ma anche fisicamente. Un disastro sotto tutti i punti di vista. Peccato, davvero peccato, perché si era presentato bene e con idee interessanti, ma a conti fatti si è rivelato uno dei peggiori allenatori passati per Trieste da illo tempore. Da dimenticare.

Geppino Marino: 6.5

Subentrato a Santoni, debutta in Serie C ereditando una situazione tragica. Psicologicamente ridà subito vita all’Unione, dandole anche un’anima e un minimo di convinzione. La sua esperienza è durata un mese, ma era ad interim e non si sapeva quanto sarebbe durato: difficile per qualsiasi allenatore approcciarsi ad una squadra senza sapere quanto tempo abbia per lavorarci assieme, però i giocatori hanno risposto positivamente. Chiedergli di guarire la Triestina sarebbe stato troppo, ma già il confronto con chi c’era prima e chi c’era dopo non lo vede sfigurare affatto. Segno che, forse, una chance in Serie C Geppino, tutto sommato, se la meriterebbe. Intanto sta a Trieste e dopo quel mese di emergenza è tornato a far bene in Primavera. Affidabile.

Pep Clotet: 5

È arrivato a Trieste su indicazione di un direttore sportivo che però non ha firmato. Lui ci ha provato: ha scosso squadra e ambiente, ma soprattutto ha rifatto completamente la preparazione, rimettendo benzina nelle gambe dei giocatori. A livello di produzione, però, la sua Unione è stata la più sterile vista quest’anno e verrà ricordato, suo malgrado, per la strattonata a Krollis a seguito del rosso di quest’ultimo contro la Giana Erminio. Sempre molto elegante e pacato davanti alle telecamere, per dovere di cronaca si racconta un professionista disponibile anche a microfoni spenti. Il suo voler fare trincea in stile Mourinho, catalizzando polemiche e pressioni purtroppo non ha portato agli effetti desiderati. Peccato.

Attilio Tesser: 8

Che dire? Il miglior allenatore nella storia della Serie C, appena ritornato all’opera, ha fatto vedere a tutti perché lo sia. Dopo 3 giorni di lavoro, trasferta contro il Padova capolista: pareggio. Contro il Vicenza secondo, una vittoria che alla Triestina mancava da 16 partite. Contro il Novara, sesto, un’altra vittoria. Ha ridato energia, ha restituito identità e rigenerato autostima. La sua Unione è una squadra diversa da quella vista precedentemente e se nel calcio esistono le categorie, lui è certamente in quella più alta in assoluto per quel che riguarda questo campionato. Se avesse vinto anche contro l’Arzignano sarebbe stato un 10, ma anche a fronte di una sconfitta indirizzata da un errore individuale grossolano e agevolata da una grossa svista di un assistente dell’arbitro, il mister di Montebelluna non ha trovato scuse e ha parlato solo di campo, com’è nella natura di chi è un vincente. Papà è tornato a casa.

Una replica a “Le pagelline della Triestina 2024”

  1. […] conclusioni. Come fatto più nello specifico per quanto riguarda la Triestina la settimana scorsa (qui), proveremo a dare un giudizio anche a tutte le squadre – e relativi allenatori – che […]

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