Paolo Condò in esclusiva a Fallo Tattico parla di Theo Hernandez, di Conceiçao, ma anche della società Milan, della rovinosa cessione di Tonali e non solo.

Il giorno dopo l’eliminazione del Milan dalla Champions League abbiamo raggiunto Paolo Condò, autorevole firma del Corriere e opinionista a Sky (nonché l’unico giornalista italiano a votare per il Pallone d’Oro) e in esclusiva a Fallo Tattico ha rilasciato un’intervista incentrata sui rossoneri, con uno sguardo finale anche al campionato e alla lotta al vertice.

THEO L’HA COMBINATA GROSSA, PENSI CHE SI POSSA DIRE FINITO IL SUO CICLO AL MILAN DOPO QUEST’ANNO?

“Penso di sì, anche perché per Theo il Como aveva fatto un’offerta che il Milan aveva ritenuto congrua adesso, a gennaio: 40 milioni. Dopodiché il giocatore non ha voluto andare a giocare nel Como, però il Milan era propenso cederlo e questo ti dimostra come non esista più fiducia dopo tutto quello che è successo in quest’anno in Theo Hernandez.  Insomma… non è assolutamente più il giocatore delle passate stagioni.”

QUANTO RISCHIANO DI PESARE L’USCITA DALLA CHAMPIONS E IL RISCHIO DI NON QUALIFICARSI ALLA PROSSIMA IN VISTA DEL MERCATO ESTIVO?

“L’aspetto positivo è che già da due anni il bilancio del Milan è in attivo e quindi non vai a incidere su debiti o su una situazione grave come invece è successo in passato. È chiaro però che l’ingaggio, per esempio, di Gimenez per il quale sono stati spesi, calcolando i bonus probabili, 35 milioni, ci era stato raccontato come qualcosa che faceva già parte del bilancio della prossima stagione e che veniva utilizzato per non rischiare di restare fuori dalla Champions quest’anno, è un rischio che adesso c’è ed è molto pesante. Poi a questo livello basta pensare che soltanto il passaggio di questo turno ti portava 11 milioni di premi, più un altro incasso sicuro e quindi insomma siamo nell’ordine dei 15 milioni perduti uscendo al playoff. E quindi il Milan deve arrivare tra le prime quattro adesso, però sono tante le squadre che devono arrivare tra le prime quattro, che hanno questo imperativo e ce ne sono alcune che sono decisamente più avanti del Milan in classifica in questo momento. In classifica e nel morale.”

MENTRE IL MILAN DI FONSECA DOMINAVA IL REAL MADRID, QUELLO DI CONCEIÇAO PERDE A ZAGABRIA E VIENE ELIMINATO DAL FEYENOORD AL QUALE AVEVA APPENA TOLTO IL GIOCATORE MIGLIORE. COSA MANCA AL MILAN?

“Allora, quest’anno è mancata drammaticamente la continuità. Il Milan era una squadra che quando andava in campo non sapevi mai che cosa sarebbe successo, che tipo di partita avrebbe giocato. La stessa gara di ieri non si può dire che fino all’espulsione di Theo fosse negativa. È arrivato subito il vantaggio. Avevi sbagliato come spesso succede delle occasioni per raggiungere il 2-0, ma non avevi rischiato nulla fino a quel momento e quindi potevi pensare che nell’arco dei 90 minuti sarebbe arrivato il secondo gol. Quindi non è una brutta prestazione del Milan che ci troviamo a commentare, ma una prestazione bruscamente interrotta dall’espulsione di Theo. Detto questo e buttata la croce addosso a Theo, che è sicuramente il principale responsabile, come diceva anche Billy ieri sera, nel corso del tempo abbiamo visto in tante partite una squadra ridotta in dieci che riesce a portarla comunque in porto in qualche modo, almeno arrivare che il punteggio non si muova più. Invece il Milan ha tirato immediatamente, ha portato il baricentro subito più indietro, la gestione dei cambi di Conceiçao è stata discutibile e alla fine è arrivato il gol il pareggio.”

A CHI PENSI CHE VADANO ATTRIBUITE LE PRINCIPALI RESPONSABILITÀ DI UNA STAGIONE – AL NETTO DELL’ESTEMPORANEITÀ DELLA SUPERCOPPA – FORTEMENTE DELUDENTE?

“Il primo allenatore è stato sbagliato. Tu hai detto che a Madrid aveva dominato, ed è vero, ma ci sono state numerose altre situazioni nelle quali la squadra non aveva cavato un ragno nel buco. Il primo allenatore è stato sbagliato, su questo secondo per il momento mi sembra prematuro. Se mi chiedi un parere spassionato non penso che nella prossima stagione Conceiçao sarà l’allenatore del Milan, però adesso vediamo cosa riuscirà a fare in campionato da qui in poi. La società manda dei messaggi secondo me abbastanza contraddittori, fa capire che il quarto posto è il massimo obiettivo, dopo che invece con gli allenatori, Fonseca, parlava di Scudetto. Ibrahimovic secondo me adesso sta cominciando a calarsi un po’ dentro il club, perché a lungo nella prima fase della stagione il suo ruolo di consulente di Cardinale lo interpretava come qualche cosa abbastanza part time. Adesso invece si è reso conto che non si può dirigere bene a part time, o forse magari gli sta cominciando anche a piacere il nuovo ruolo, non dimentichiamoci che fino a un paio di anni fa lui giocava. E poi la squadra si è come svuotata. Ieri Boban diceva che la squadra dello Scudetto è stata completamente mandata in liquidazione. Ibra gli ha risposto che questa è più forte del doppio. Io francamente questo doppio valore non lo vedo. Io ho ricordato la partenza di Tonali, che per me è stata la prima mossa rovinosa del Milan di questi anni. Non a caso arriva poco dopo il congedo di Maldini, perché secondo me Maldini non avrebbe mai lasciato che Tonali partisse. Un problema è sempre quello che la critica, soprattutto quella diciamo della mia età, ha in testa un concetto di Milan molto diverso dal concetto di Milan che c’è nell’attuale dirigenza. Nel Milan che ho in testa io, che ho visto vincere sui campi di tutto il mondo, quando tu trovavi un giocatore che era in grado di giocare in questa squadra e di essere una trave portante di questa squadra, mi riferisco a Tonali in questo caso, allora mando in campo Tonali e altri dieci. Non si poteva mettere in discussione il fatto che questo fosse un giocatore del Milan per sempre. Insomma: una bandiera, un centro di gravità. Adesso invece questi tempi evidentemente sono finiti da parte di questa società, perché ha sacrificato un uomo di questa importanza.”

TRA L’ALTRO IN QUESTA RISPOSTA HAI ANTICIPATO UN PO’ UNA MIA DOMANDA. VOLEVO CHIEDERTI SE L’ELIMINAZIONE CONTRO IL FEYENOORD POTESSE AVER GIÀ SEGNATO IL DESTINO DI CONCEIÇAO.

“Io penso di sì, so che anche ci sono dei nervosismi in società, ci sono alcuni metodi di Conceiçao che non piacciono, ci sono state molte discussioni sul fatto che lui sia andato al funerale di Pinto da Costa nell’imminenza di una partita così importante. Ci sono dei nervosismi, che ovviamente i risultati accentuano, dei nervosismi sottopelle… adesso vedremo nelle prossime settimane i risultati che raccoglierà il Milan. Non escludo un nuovo cambio in panchina, se le cose dovessero ulteriormente precipitare.”

SE INVECE NON DOVESSERO PRECIPITARE, MA AL CONTRARIO AMBIRE ED ASPIRARE A CONSEGUIRE IL SECONDO TITOLO, LA COPPA ITALIA, POTREBBE BASTARE PER NON CHIAMARE FALLIMENTARE QUESTA STAGIONE?

“No, il mio giudizio forse è condizionato dal fatto che a Sky non abbiamo mai avuto la Coppa Italia, proprio è un torneo al quale io do pochissima importanza storicamente. La Coppa Italia potrebbe essere importante soltanto se non ti qualifichi neanche per l’Europa League: almeno la Coppa Italia dà la garanzia di partecipare all’Europa League. Però francamente sono pensieri nefasti, in chiave milanista, non ci voglio pensare. La stagione sarà una pessima stagione che diventa fallimentare nel momento in cui non ti qualifichi per la prossima Champions League. Poi se non ti qualifichi per la prossima Champions League, anche se hai vinto Supercoppa e Coppa Italia, ma chi se ne frega… cioè, sappiamo benissimo che per continuare nel calcio per crescere ci vogliono i soldi. I soldi sono garantiti in questo momento dal piazzamento nella competizione più importante.”

GUARDANDO IN ALTO IN CLASSIFICA, ADESSO È NAPOLI-INTER. PENSI CHE POSSIAMO CONSIDERARE ANCHE L’ATALANTA?

“Io penso di sì perché l’Atalanta è uscita. Adesso che è uscita, è già uscita dalla Coppa Italia, anche l’Atalanta si trova nella stessa condizione del Napoli, con quattro punti in meno rispetto al Napoli. È in una condizione nella quale può bastare una partita storta, basta per esempio lo scontro diretto Napoli-Inter, metti che lo vinca l’Inter, con cui l’Atalanta deve ancora giocare una partita… L’Atalanta è a portata dell’Inter perché è a tre punti e ancora una partita a Bergamo contro l’Inter. Insomma, basta che un paio di risultati vadano in un certo modo, è chiaro però non “questa” Atalanta. Un’Atalanta dove qualcuno comincia a guarire e dove alcuni giocatori possono cominciare a riposarsi, perché l’Atalanta non sta in piedi in questo momento.”

IN QUESTO MOMENTO DELLA STAGIONE, CHI PENSI NE ABBIA DI PIÙ PER SPUNTARLA?

“Penso il Napoli.”