Il calcio è lo sport che tutti noi amiamo e chi di noi ha la fortuna di vivere l’emozione delle partite direttamente allo stadio, spesso racconta di esperienze uniche. A volte, però, queste esperienze non vengono vissute al meglio delle possibilità. I tifosi con disabilità, infatti, purtroppo sono spesso costretti a situazioni quantomeno “scomode”, che va ad inficiare la propria fruizione delle partite. Un problema legato agli impianti, ormai vecchi e da ammodernare, ma anche alla mentalità e alla politica. Un tifoso rossonero, Gianni Cieri, per il suo 40º compleanno si è regalato un viaggio a Londra e ha visitato 3 stadi ed è stato ospite di Calafiori e Vicario. A Fallo Tattico ha parlato del suo viaggio e della differenza d’esperienza che vive una persona su sedia a rotelle in Inghilterra rispetto all’Italia.
Ciao Gianni, raccontaci un po’ della tua esperienza in Inghilterra.
«Per questo 40º compleanno ho deciso di affrontare questo viaggio in Inghilterra, andando a trovare i miei cugini che vivono da 9 anni lì e quindi ho colto la palla al balzo e ho deciso di partire da Pescara e di festeggiare il mio quarantesimo compleanno, mercoledì 9 aprile, a Londra. Avevo l’intenzione di andare a vedere Arsenal-Madrid che però purtroppo si è giocata il martedì (8 aprile), io ero in viaggio e non ci siamo riusciti, però per compensare sono andato a vedere Tottenham-Eintracht Francoforte e Arsenal-Brentford. Questo lo devo a degli amici che lavorano nel mondo del calcio che mi hanno ospitato. Al Tottenham Stadium sono stato ospite di Guglielmo Vicario, mentre sabato all’Emirates di Riccardo Calafiori. In tutto ciò, il venerdì sono andato anche a fare un tour dello Stamford Bridge. Ho visto tutto il museo: un’enorme emozione, soprattutto vedere la maglia di Luca Vialli negli spogliatoi del Chelsea: mi ha dato una certa emozione. E vedere la maglia di tutti i giocatori più famosi della storia del calcio e vedere “il mio” Paolo Maldini anche lì mi ha dato un’altra emozione immensa. Per quanto riguarda gli stadi, il Tottenham Stadium è bellissimo, è davvero uno stadio moderno, imponente, nel quale appena sono entrato mi ha lasciato senza parole, senza fiato… è una cosa che davvero ti lascia così, basito. È enorme. Poi c’è un clima bellissimo. Noi ragazzi in carrozzina veniamo messi in alto e c’è anche la moquette sotto. Poi c’è il QR code che puoi scannerizzare e ti portano una bevanda o un hotdog direttamente nella tua possazione. È pazzesco a livello di modernità, una cosa che consiglio a tutti se ne hanno la possibilità. D’altronde lo definiscono tra i primi tre stadi d’Europa.
Poi il tour a Stamford Bridge anche è stato davvero emozionante, anche se è uno stadio abbastanza vecchiotto, perché ha sempre il suo fascino, con la sua caratteristica inglese che io sognavo da tanto tempo. Ho visto anche lì, dove veniamo posizionati noi ragazzi in carrozzina: praticamente in campo, senza barriere, cosa che in Italia… Ho visto tanti stadi, sono stato posizionato anche dietro delle vetrate o in curva dove la gente si alzava davanti e copriva la visuale.
Per concludere, sabato sono stato all’Emirates Stadium, al box di Calafiori. Mi ha ospitato Riccardo, gentilissimo, e anche lì una bellissima emozione. Anche l’Emirates lo stadio è imponente, poi l’Arsenal, come abbiamo visto anche l’altra sera (contro il Real Madrid, ndr), è una bellissima squadra. Sono davvero delle partite piacevoli a ritmi diversi rispetto alle partite italiane, con tutto il contesto. Ho realizzato questo sogno prima di partire da qui ed è andato tutto oltre le più rosee aspettative, è stato un compleanno davvero indimenticabile.»
Se dovessi scegliere lo stadio che ti ha colpito di più, qual è?
«È stato senza dubbio il Tottenham Stadium, a livello di modernità, di imponenza sia da fuori che da dentro, è quello che mi ha lasciato davvero senza parole. Si può avere la moquette sotto le ruote della carrozzina, il QR code. senza nulla togliere all’Emirates Stadium perché sono stato a spese di Calafiori e quindi ero in un box dove avevo intorno tutta gente famosa, però non lo so, quello stadio lì… l’unica pecca è che è in una zona molto difficile da raggiungere di Londra, perché è nel nord di Londra, la vecchia stazione di White Hart Lane… però quello stadio lì sembra magico.»

Che esperienze hai avuto con Calafiori e Vicario?
«Conosco persone vicino a loro. Non è facile partire da qui e trovare due accrediti disabili per le partite in questione, quindi i loro procuratori e gente vicina a loro mi hanno aiutato. “Purtroppo” Guglielmo giocava, quindi non ci siamo potuti vedere, anche perché da dove abitavo io fino al Tottenham Stadium ci voleva un’ora e mezza, quindi sono dovuto andare via presto, altrimenti la metro chiudeva. Mentre Calafiori era infortunato, quindi era lì e ci siamo fatti la foto. Mi sono comprato la sua sciarpa e ha fatto un video saluto a mia cugina, è stato disponibilissimo. Ci siamo conosciuti il giorno stesso, conoscevo persone vicino a lui che mi hanno portato lì al box, però sicuramente lui ha fatto la sua parte nell’ospitarmi e li ringrazierò entrambi a vita per avermi regalato questo sogno. Ci sono giocatori molto bravi a livello umano che realizzano i sogni. Il mio sogno ora è cercare di incontrare Sandro Tonali. Non ci sarò mai riuscito, però mai direi mai nella vita…»
Parliamo un po’ dell’accessibilità degli stadi e delle barriere architettoniche. Che differenze hai visto?
«Allora, per quanto riguarda l’accessibilità negli stadi italiani, non è proprio difficoltoso entrare a livello motorio. Gli stadi italiani sono quasi tutti accessibili, perché ci sono le rampe, però sono strutture molto molto vecchie. È difficile anche andare in bagno, mentre lì è tutto più facile, tutto più nuovo, più moderno, anche perché se ti devi bere una birra, scannerizzi un QR code e te la portano. Ci sono ascensori ovunque, ci sono bagni predisposti ovunque e spesso non hai un settore dove ci sono solo persone con disabilità, come l’Olimpico, si è ti mettono in tribuna a Tevere ed è pieno di tifosi, non c’è spazio per muoversi. Io li ho girati quasi tutti gli stadi in Italia e ti faccio una confessione: lo stadio più comodo e più moderno che ho visto, sembra strano, ma è quello di Frosinone. È uno stadio molto moderno, che nel suo piccolo assomiglia molto alla tipologia degli stadi inglesi. Quello di Frosinone è uno stadio che mi ha colpito particolarmente, mentre per quanto riguarda le barriere architettoniche a Londra non ho mai mai trovato un locale dove non potessi entrare, un settore dove non c’era un bagno predisposto… era tutto accessibile, accessibile. Gli stadi poi sono proprio pazzeschi in tutti i livelli, anche su questa cosa della possibilità delle varie attività. Insomma, un ragazzo in carrozzina lì potrebbe uscire tranquillamente senza l’aiuto di nessuno perché è autonomo.»
Secondo te è per una questione culturale la differenza? Può essere che in Italia tendiamo anche inconsciamente a non trattare la cosa perché se non la vediamo è come se non esistesse?
«Sì, sì, assolutamente. E c’è un livello più di menefreghismo. Io non ho il problema, quindi a me non interessa chi ce l’ha. Secondo me questa è la mentalità. Poi qui c’è tutta una questione burocratica e tutto un casino che penso che… ma è anche una è una questione di mentalità secondo me, perché lì veramente stanno avanti, lì veramente ti trattano come deve essere trattato perché alla fine, ci siamo nel 2015, non mi sembra che mettere una rampa possa essere un problema. Comunque per me è una questione tutta burocratica e di gente a cui non interessa, perché loro non hanno il problema e quindi si lavano le mani. È questo secondo me.»

Come possiamo cambiare?
«Secondo me è una questione di mentalità. Qui è tutto più vecchio. Ma anche nei negozi, secondo me ancora il 30-40% non è accessibile, mentre lì il 99% è accessibile. Secondo me è una questione di mentalità, è lì che c’è lo switch tra l’Italia e l’Inghilterra. Poi ci sono anche strutture, fondi economici, non spetta a me giudicare questo. Io mi limito a dire che è tutta una questione di mentalità, lì quando sali tu sul bus e scende la rampa, entri prima tu e non c’è casino nel dire “oh ti muovi” e ti aspettano tutti, ti regalano un sorriso, ti danno una mano, davvero oltre l’aspetto calcistico anche questo mi ha reso davvero felice. Sono stati davvero 5 giorni belli belli belli.»
Potremo raggiungere un miglior livello di civiltà?
«Il livello di civiltà l’ho visto anche negli stadi, non ho mai sentito un insulto all’arbitro, all’avversario. Non voglio essere ripetitivo, ma penso che ci si debba evolvere, è soprattutto una questione di mentalità. Come sappiamo, loro hanno vissuto vicende come gli come tutti quei casini che sono successi tempo fa, però loro sono avanti, si sono evoluti. È anche una questione di regole: se sbagli, sbagli e vieni punito come devi essere punito. È tutta una questione di impostazioni che partono dall’alto e poi è una questione di mentalità che nel 2025 devi avere per forza. La speranza è l’ultima a morire, come si suol dire. Speriamo che un giorno anche qui riusciamo ad evolverci. Anche se, ripeto, gli stadi per noi sono tutti accessibili, è il contorno che è un po’ difficile: se devi andare in bagno, il posto dove si collocano… e anche per esempio con le barriere architettoniche devi sempre avere qualcuno che ti aiuta, mentre lì puoi uscire tranquillamente da solo e andare in centro. È stato pazzesco il tutto. Forse i giorni più belli della mia vita, davvero, bellissimo.»
Quindi per cambiare un po’ l’inerzia qui in Italia c’è bisogno di una spinta da parte della politica che faccia delle leggi che costringano le infrastrutture ad ammodernarsi, no?
«Sì sì, assolutamente. Parte sempre tutto dall’alto. Poi la mentalità è una cosa cosa che viene susseguentemente.»



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