È stato alla Triestina soltanto una stagione e mezzo, ma Rayan El Azrak ha saputo lasciare nel capoluogo giuliano un bel ricordo di sé. Giocatore tecnico e frizzante, nella turbolenta stagione alabardata il centrocampista olandese ha lasciato Trieste nella sessione di mercato invernale per andare in Cina, a Xi’an, dove ha abbracciato un’altra sfida e un’altra cultura. Ma l’alabarda gli è rimasta dentro e non ha smesso di seguire l’Unione.
Noi di Fallo Tattico lo abbiamo raggiunto e intervistato in una chiacchierata che tocca molteplici temi, tra i quali, ovviamente, la sua esperienza a Trieste, ma non solo. Tra un occhio al futuro e uno sguardo al passato, si è spaziato anche su ciò che è accaduto fuori dal campo.
Ciao Rayan, hai seguito la stagione di Triestina? Hai visto com’è finita?
“Sì, ho seguito ogni partita. L’unica cosa è che a volte, quando Triestina giocava, con l’ora italiana, a volte era notte per me, quindi non la potevo guardare. Erano le 3 di notte, ma quando avevo tempo guardavo sempre l’Unione in diretta.”
Come come ti trovi in Cina? Quali sono le differenze vedi?
“Penso che in Italia ci sia molta più tattica, sai. Anche le sessioni sono molto più tattiche e penso che in Cina si sia più liberi di giocare. O almeno è quello che penso. E sì, penso che in Italia abbiamo una pausa un po’ più lunga rispetto alla Cina. Penso che questa sia la differenza principale, l’Italia è molto più tattica della Cina.”
E come la trovi con la lingua? È un po’ difficile per la barriera linguistica o con l’inglese va bene?
“No no, è difficile. Nella città dove mi trovo io (Xi’an, ndr) non parlano molto inglese, mentre se andassi a Shanghai o a Pechino, per esempio, lì lo parlano in molti. Ma io vivo più in là, quindi qui non ci sono molti che parlano inglese, ma la cosa positiva per me è che lo staff della mia squadra è olandese, quindi dato che lo sono anch’io, parlo olandese con loro.”
Ora, riguardo le sorti della Triestina, ti aspettavi che la squadra facesse una rimonta così grande in campionato, tra l’altro, da gennaio in poi?
“Sì, perché avevamo Attilio (ride, ndr). Nel momento in cui è arrivato Attilio, ho capito subito che per la Triestina sarebbe finita bene. Prima ero davvero preoccupato per la situazione del club perché, come sai, quest’anno abbiamo avuto credo quattro cambi di allenatore e la situazione non era buona. Ma quando Attilio è tornato sapevo che avrebbe risolto i problemi del club e, dato che sa quello che fa, avendo già allenato per molto tempo in città e sa come giocare in questa competizione, per me non è strano che la Triestina si rimasta in Serie C.”
Ti aspettavi di lasciare la Triestina a gennaio o è stata una sorpresa?
“No, a dire il vero non me lo aspettavo. È successo davvero nell’ultima settimana di calciomercato. Al momento non ero soddisfatto dei minuti che avevo giocato. Per come la vedo io, volevo solo giocare di più e penso anche che, per come stavo giocando anche con delle buone partite, lo meritavo, ma non ho avuto una vera e propria possibilità di giocare ogni partita. Era sempre così: gioco, poi non gioco, poi gioco, poi non gioco. E mi sembra di aver giocato delle buone partite per poter iniziare titolare in altre, ma non è andata così. E questa è stata la mia decisione principale, il motivo per cui ho lasciato nell’ultima settimana, quando ho avuto la possibilità di andare in Cina. Questa è stata la mia decisione principale, perché devi anche pensare al tuo futuro, ovviamente.”
Cos’è andato storto con Santoni e Clotet, che non ti hanno permesso di brillare tanto quanto nella scorsa stagione?
“A dire il vero, devi chiederlo a loro perché non ho fatto niente per farmi trattare come mi hanno trattato. Mi conosci già dall’anno scorso, sono sempre stato un giocatore che cerca l’uno contro uno, che lavora sodo e che spesso è pericoloso quando ha la palla. Non so davvero quale fosse il loro problema con me.
“Con Clotet c’era anche un problema diverso. Mi ha semplicemente escluso dalla selezione senza motivo. La mia sensazione è che riguardi quello che gli ho detto dopo quello che è successo con Krollis. Gli ho parlato in quel frangente e ho avuto la sensazione che non gli sia piaciuto, perché non ero d’accordo con la situazione e poi, una settimana dopo, sono stato messo fuori rosa. E so che è per questo. Non me l’ha detto lui, ma so che questo è stato uno dei motivi per cui l’ha fatto. Non è successo qualcosa di grave e non abbiamo litigato, più che altro non ho avuto le opportunità che meritavo. E perché? È una domanda anche per me. Perché? Perché non mi ha lasciato giocare neanche una partita?”
Mi dispiace sia andata così. Cosa mi dici invece del tuo rapporto con Correia e con gli altri giocatori della Triestina, sei ancora in contatto con loro?
“Sì, Correia è ovviamente uno dei miei migliori amici nel calcio e sono ancora in contatto con lui. Ma sono in contatto anche con Jaron Vicario, con Akpa Akpro e con Attys. Ci sentiamo ancora ed è bello quando parliamo.”
Sei a conoscenza della situazione finanziaria della Triestina, che è piuttosto difficile in questo momento? Se hai avuto qualche rapporto con il presidente Rosenzweig e tutto l’ambiente, cosa ti aspetti che accada? Cosa pensi dovrebbero pensare i triestini?
“Sì, ho sentito. È una domanda difficile perché sono un giocatore e non sono in quell’area, ma conosco Ben. È una brava persona e il mio rapporto con lui è sempre stato buono. Sono sicuro che anche Ben non voleva che le cose andassero così. Perché Ben è il proprietario e vuole solo il meglio per Triestina, con tutti i soldi che ci ha messo. Ovviamente non è andata come volevamo e ha influenzato tutti, sia all’interno del club che i tifosi, perché ci aspettavamo tutti di andare Serie B… Ma penso anche che non sia solo questo, è importante anche il fatto di creare una grande squadra con i soldi che hai, quindi con i giocatori giusti e gli allenatori giusti, ma penso anche che per Ben sia il primo vero incarico nel mondo del calcio. È una brava persona, sa il fatto suo, ma non era quello che ci aspettavamo dalla Triestina. Spero che per la Triestina le cose cambino nei prossimi anni.”
E tu? C’è la possibilità di rivederti in Europa?
“Chissà. Al momento sto bene qui in Cina. Mi sento bene e gioco ogni partita. Il motivo per cui ho lasciato l’Europa è anche perché non mi sentivo apprezzato. E ovviamente ho ancora il sogno di brillare un giorno tra i vertici d’Europa e sono convinto che con le mie qualità potrò riuscirci, ma non so se tornare in Europa sia una mossa intelligente in questo momento. Dipende da cosa succederà nei prossimi due anni e in estate, e poi vedremo. Penso ancora di potercela fare. Ma chissà, forse il mio futuro sarà bello anche in Cina e non vorrò tornare in Europa, o forse quando si presenterà una buona occasione per tornare in Europa, ci tornerò. Lo vedremo in futuro.”
Cosa ti manca della città di Trieste?
“Trieste è una bella città, ma è una città piccola, quindi a volte non hai molte cose da fare. Sì, cosa mi manca della città? Non lo so… Sono stato bene anche se è una piccola città. A volte andando in giro si poteva vedere un sacco di gente, a volte poca ed era tranquilla, si respirava un’aria di calma. Ho vissuto in Viale XX Settembre e mi sono divertito molto lì, a dire il vero.”
C’è stato qualche compagno di squadra che ti ha impressionato particolarmente?
“Sicuramente Omar Correia. Meritava di essere due volte l’MVP stagionale della Triestina perché tutti hanno visto quello che ha fatto, è stato costante e ad alto livello. E anche Marco Olivieri, non solo per quello che fa in campo ma anche per il suo carattere. Lui vuole sempre vincere e a volte impazzisce in campo e a volte asseconda questa sua “follia” perché vuole sempre vincere e c’è bisogno di giocatori così in una squadra.”
Visto che hai menzionato Olivieri, che è stato fuori il primo mese di stagione a causa di alcune questioni burocratiche e visto quanto sia stato fondamentale per la Triestina, quanto sarà importante fare le cose giuste in estate, per non subire altre penalità o altri problemi che potrebbero influenzare la stagione regolare della Triestina? Anche perché la prossima stagione inizierà già con delle penalità…
“È necessario essere più precisi su questo genere di cose, comunicare molto bene all’interno del club e che tutti sappiano già quali siano le penalità per ciò che fai o non fai. Questo è il calcio, ci sono delle regole e devi rispettarle. E se sai cercare i giocatori giusti, al momento giusto, da portare a Trieste, stai anche risolvendo un problema anticipatamente, senza bisogno di andare a prenderne altri nella sessione di mercato successiva.”
Ultima domanda: se fossi dietro una scrivania, cosa faresti o cosa diresti ad Attilio Tesser per farlo rimanere?
“Cercherei solo di convincerlo, perché tutti sanno cosa significhi Attilio per noi, come possa costruire una squadra e come possa farla giocare per vincere. Cosa farei? Lo porterei a prendere un caffè, uno di fronte all’altro, e cercherei di convincerlo sicuramente a rimanere, perché è sempre un bene avere un bravo allenatore come Attilio. E non solo perché è un bravo allenatore, ma anche perché è un grande essere umano. Sa come trattare la squadra e non ha mai lasciato nessuno fuori dal progetto. Che tu giochi o non giochi, per lui siamo tutti uguali. E ha cercato davvero di far tirare sempre fuori il meglio dai suoi giocatori, sia come persone che come calciatori. Quindi quello che farei è prendere un caffè con lui, chiedendogli quali giocatori Attilio voglia, che tipo di squadra voglia creare, che tipo di piano tattico e stile d’attacco voglia attuare, adattandomi a quello che vuole lui. Penso che questa sia la cosa più importante per la vittoria e il successo.”


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