La Triestina respira: arrivati i 500.000 euro necessari per l’organizzazione della partita di casa di sabato, contro il Lecco e si aspetta ora l’arrivo dei restanti 3 milioni, ma con una preoccupazione di fondo.

Sono arrivati i soldi per sbloccare la situazione e soprattutto l’organizzazione della partita casalinga (la prima stagionale a Trieste) contro il Lecco. La Triestina, però, aspetta altri 3 milioni che dovrebbero arrivare in mattinata, come al solito in extremis, come nei film. La differenza è che nei film finisce sempre tutto bene, mentre a Trieste del futuro non vi è certezza. Anche se qualche indizio, in realtà, c’è.

LECCO OK, MA POI?

Il GOS ha dato l’ok alla partita casalinga contro il Lecco, con i Vigili del Fuoco che hanno visto saldato il proprio credito, così come gli steward, il servizio sanitario e tutto ciò che è stretto annesso e connesso all’organizzazione degli eventi sportivi. Sistemata la pratica più urgente, perché alla fine della fiera si gioca domani (ore 18:00 a porte aperte, anche se ci saranno pochissimi spettatori), ora le maggiori preoccupazioni salgono di livello e si fiondano sulle spalle dell’unica persona a capo della gestione sportiva, che è anche quella la cui gestione ha portato il club e versare nella situazione in cui si trova.

I SOLDI NON FANNO LA COMPETENZA

Certo, è sempre meglio avere soldi che non averne. Però il beneficio è minimo e l’effetto è più simile a quello di un palliativo che serve a regalare serenità nell’immediato, nascondendo però la polvere sotto al tappeto. La gestione sportiva, facente capo ad Alex Menta, in due stagioni ha dilapidato un budget da circa 20 milioni di euro (in realtà, anche qualcosina in più), ha alzato vertiginosamente i costi vivi, con ingaggi totalmente fuori mercato e costi a bilancio che sono arrivati ad oltre il 450% del fatturato. Numeri da fallimento e infatti il rischio che sta correndo la Triestina è questo. Rosenzweig non è felice della gestione di Menta, ma sebbene sia il presidente e in quanto tale figura apicale nella gerarchia alabardata, non sembra avere la forza (o gli strumenti) per rimuovere il proprio direttore generale dal proprio posto. Men che meno ora, con questa lotta intestina tra loro. Gli scenari promettono sviluppi ed evoluzioni: da Atlanta ci è stato riferito che “ci saranno sicuramente dei cambiamenti, al 100%” ma senza entrare nel dettaglio. Non ci è dato a sapere se sarà Menta ad essere ridimensionato o se dovesse essere Rosenzweig a saltare. Magari anche entrambi: nel teatro dell’assurdo che stiamo vivendo a Trieste, non è da escludere alcuna ipotesi perché abbiamo visto accadere tutto e il contrario di tutto.

Di una cosa, però, la città è testimone: al di là del mercato della prima stagione, dove Menta non aveva tempo per organizzare il proprio tipo di mercato e si è dovuto affidare molto alle indicazioni di Tesser, quando il dg italoamericano ha avuto tempo e modo di preparare il mercato, è stato un fallimento epocale. La luce in fondo al tunnel si è vista quando il direttore generale, forzato dalla gravità della situazione, è stato messo in un angolo in favore di Daniele Delli Carri, dirigente di autorità ed autorevolezza che ha nella serietà, nella competenza e nel rispetto dei ruoli alcuni dei credo imprescindibili del suo essere professionista. La differenza si è vista subito: un mercato, quello di gennaio, all’insegna del taglio dei costi, di un rinforzo effettivo della rosa (al netto delle opportunità che offre il mercato di riparazione) ed una credibilità restituita ad un gruppo squadra che sembrava in balia di sé stesso ed essere già condannato ad una retrocessione ormai annunciata.

Daniele Delli Carri, ex direttore tecnico e per qualche settimana anche ex direttore sportivo della Triestina.

L’UNICA STRADA PER IL FUTURO

Non ci è dato a sapere come finirà il braccio di ferro in seno la società, tra il numero uno della Triestina e il suo braccio destro. Quello che pare certo è che non abbia senso rifocillare le casse del club se poi il nuovo budget dovrà essere gestito da chi ha dilapidato il precedente. E questo i nuovi investitori (o partner, o presidenti… insomma, loro) dovrebbero saperlo meglio di chiunque altro, visto che i soldi che immettono sono i loro e dovrebbero averne particolare cura. Da qui, il ragionamento più logico: una volta che arriva tutto il “malloppo” promesso e annunciato, questo importo di 3 milioni atto a sbloccare il mercato e a permettere operazioni che al momento paiono già pronte (ad esempio il ritorno a Trieste di Tommaso Silvestri), questo nuovo budget dovrà essere gestito e amministrato da un direttore sportivo all’altezza della sfida. Noi di Fallo Tattico abbiamo caldeggiato il nome di Delli Carri quando sembrava tutto smarrito a giugno, per poi vedere il direttore firmare il rinnovo. Un rinnovo durato pochissimo causa situazione economica del club e la scadenza di luglio non rispettata, ma il direttore pugliese è ancora libero, conosce Trieste, conosce la Triestina e sa anche come lavorare al fianco di questi personaggi. Una missione difficile e per molti proibitiva, ma che lui ha dimostrato in 4-5 mesi di saper portare a termine alla grande. In un mondo di professionisti e millantatori, a Trieste c’è bisogno di lungimiranza e competenza. Serve il profilo di qualcuno serio ed affidabile. Serve il profilo di qualcuno quanto più simile a Daniele Delli Carri.

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