Il centrocampista islandese, alla terza stagione a Trieste, si sta imponendo in silenzio, facendo parlare il campo a suon di prestazioni ben più che convincenti.

Una stagione da gregario, una in sofferenza da terzino e poi eccolo che sboccia, come un bel fiore che aspettava solo l’habitat giusto per germogliare.

Kristofer Jonsson è sempre stato un centrocampista (e a dirla tutta, sarebbe una mezz’ala…) ma la costante emergenza nel ruolo di terzino l’anno scorso ha costretto i mister che si sono susseguiti a schierarlo lì. Lui, Jonsson, ha una grande intelligenza tattica ed era evidente che facesse fatica da terzino, ma tutto sommato ha spesso fatto “il compitino” in un ruolo totalmente non suo. Quest’anno sta giocando molto bene nel ruolo che era di Correia, con caratteristiche molto diverse da quest’ultimo. Il nostro Omar era un’altra cosa e lo si vede pure in Serie B, ma Jonsson sta facendo molto bene di nuovo in un ruolo non propriamente suo. Questa duttilità è una dote che hanno pochi giocatori e sono giocatori jolly come Jonsson, ma anche come Giaccherini nella Juve e D’Ambrosio nell’Inter, che fanno le fortune dei propri allenatori.

Senza palla fa filtro e schermo davanti alla difesa, con il pallone tra i piedi imposta e detta i tempi di gioco con naturalezza e senza fretta. Il 22enne ex Venezia sta crescendo e si sta prendendo la scena a Trieste in un ruolo un po’ più vicino alle sue caratteristiche, senza avere dalla propria parte le luci della ribalta e senza rubare l’occhio come possono fare i colleghi di reparto come Ionita, col vizio del gol, o Crnigoj, con qualche lampo di classe assoluta racchiusa in giocate illuminanti – come l’assist a Gündüz contro l’Albinoleffe.

Kristofer Jonsson rappresenta chi, a scuola come a lavoro, spesso viene visto e sottovalutato dagli altri, rivelandosi poi un valore aggiunto al punto tale da essere non solo unico, ma anche insostituibile.

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