Lodevole l’iniziativa atta a riavvicinare la tifoseria alla squadra, ma per incentivare il tifoso alabardato serve un po’ di più
Nuova proprietà, nuovo management e nuova gestione. La Triestina, nel giorno del suo 107° compleanno, ha comunicato l’inizio di una campagna per dei mini-abbonamenti a partire da €60 in curva per le 10 partite casalinghe che restano da giocarsi. In sostanza, si parte dai €6 a partita, che è un approccio molto più che onesto.
Fino ad ora, infatti, i tifosi pagavano il biglietto a prezzo pieno, senza pacchetti o “prezzi di favore”. In curva, si partiva dai €15 a partita. Un atto d’amore e di fede sproporzionato e sbilanciato, che la nuova gestione amministrativa del club ha riconosciuto in quanto tale e ha provveduto (come promesso in conferenza stampa) a questo mini-abbonamento che sicuramente agevola il ritorno allo stadio di chi era ancora titubante e sicuramente gratifica chi è sempre stato presente e lo sarebbe stato anche a prezzi più alti.
Non ci è dato a sapere che ne sarà di Totò De Falco, fotografato in occasione di Triestina-Albinoleffe con l’AD Piero Zangarini, la cui foto è stata utilizzata per lanciare questo mini-abbonamento. Se da un lato c’è una buona parte della tifoseria che spera di vedere in De Falco una figura prossima ad entrare in società, dall’altro non sono pochi i “detrattori” di quest’ipotesi, fermo restando che De Falco per quanto fatto a Trieste resterà sempre un figlio acquisito di questa città. Però i tanti anni fermo, mentre il calcio non solo è evoluto ma è anche cambiato tanto, costituiscono un freno importante negli entusiasmi di chi vorrebbe pensare a qualcosa di più di una foto.
Resta il fatto che questa proprietà, dopo le parole della conferenza stampa, ha fatto seguire i fatti e se questo è un primissimo segnale (positivo) per capire un po’ l’antifona, la sensazione è che le intenzioni di fare le cose per bene si dovranno scontrare con la realtà e non sarà una foto con un personaggio “amico” alla tifoseria ad accontentarla appieno, ma ci vorrà anche una corposa campagna acquisti a gennaio. Non per forza faraonica (parola d’ordine: stabilità), ma atta sicuramente a rinforzare una rosa che partiva con dei deficit evidenti, in grado di dar battaglia per il mantenimento della categoria fino alla fine.


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