La Triestina a Fontanafredda rimonta il Legnago dal risultato di 0-2 con una doppietta di Lescano, interrompendo la striscia negativa di 5 sconfitte consecutive e trovando il primo punto della gestione Bordin, anche se il campo ha fugato ogni dubbio sulla necessità di continuare a lavorare per uscire completamente dal tunnel.

Facendo Lescano, doppietta contro il Legnago

Quasi un mese. Tanto ci è voluto alla Triestina di Roberto Bordin per trovare il primo punto da quando l’allenatore subentrato a mister Tesser ha preso le redini della squadra. Nel frattempo, tante prestazioni opache, poco (anzi, per nulla) convincenti e molto lacunose in quanto a concentrazione. Non prendiamoci in giro: la società ha deciso di mandare via un allenatore che stava facendo il suo lavoro, che sa come si vincano i campionati di Serie C, sa come si salga di categoria anche tramite i playoff e che aveva tutte le carte in regola per provarci seriamente anche con questa Triestina, che di sicuro è inferiore al Mantova (quest’anno lo sono tutti) ma che avrebbe potuto giocarsela serenamente con chiunque altro. Ed ecco che nel giro di un mesetto si è vista la Triestina scendere dal terzo posto (con ampio margine sul quarto) alla quinta posizione in classifica, scavalcata dapprima dal Vicenza e successivamente dall’Atalanta U23. E ora dovrebbe esserci qualcosa che non torna.

LA SPADA DI DAMOCLE

, perché il dg Menta, nella conferenza stampa a seguito dell’esonero di Attilio Tesser, ha dichiarato che in fondo l’ex allenatore alabardato non stesse facendo chissà quale impresa, definendo il terzo posto in classifica come l’obiettivo minimo dati gli investimenti fatti in estate. Non si ambiva a vincere immediatamente il campionato, ma a stare subito tra i primi tre sì. Ciò detto, rimarcato l’ossimoro dell’esonero di un allenatore che stava soddisfacendo richieste e aspettative, per quanto si possa empatizzare con l’uomo e il professionista Tesser, c’è anche da tener presente dell’enorme difficoltà che si è ritrovato Roberto Bordin, a prescindere da quanta simpatia o antipatia possa suscitare agli occhi di tifosi, appassionati e addetti ai lavori. Stiamo parlando, infatti, di un allenatore che ha deciso di tornare in Italia per mettersi alla prova con il calcio della sua terra, che vuole dimostrare di valere la categoria e che (indipendentemente dalle sue capacità, che adesso esulano dal discorso) si è ritrovato nella scomoda posizione di chi ha ereditato una squadra che ha avuto un ottimo rendimento, ma di cui l’ex allenatore è stato esonerato perché a detta dell’ad Sebastiano Stella e del dg Alexander Menta non ha fatto crescere alcun giocatore e non ha valorizzato tutti i componenti della rosa. Una spada di Damocle che pesa sulla testa di Bordin dal giorno 1, perché lavora con la consapevolezza di avere una squadra forte tra le mani, alla quale deve comunque cambiare abito perché come veniva fatta giocare fino ad ora non era considerato abbastanza. 

“UN PUNTO” DI PARTENZA

Ecco che sono iniziati gli esperimenti, tra 4-3-3 e difesa a 3, in una squadra costruita su misura di Attilio Tesser e il suo 4-3-1-2 o 4-3-2-1. Oltre agli esperimenti tattici, anche l’impiego di giocatori fuori ruolo come El Azrak, Redan, Ciofani e D’Urso, per farli rientrare nei propri equilibri di gioco. Dopo tanto cercare, la risposta tutta di nervi dell’Unione contro il Legnago. Un doppio Lescano acciuffa gli ospiti e permette a Roberto Bordin di vivere la sua domenica più serena da quando è tornato a Trieste, ma la tregua è soltanto temporanea. Soprattutto perché se il terzo posto di Tesser per la dirigenza rossoalabardata era il minimo sindacale dati gli investimenti messi in atto, perdere ulteriori punti e continuare a farsi sorpassare sarebbe contrario ad ogni tipo di logica che vorrebbe Bordin mantenere la propria panchina almeno fino a fine stagione. Ecco perché il 2-2 in rimonta contro il Legnago non può essere soddisfacente (anche per il tipo di gioco espresso), ma può e deve essere “un punto” di partenza dal quale iniziare a ricostruire la propria autostima e ritrovare le proprie certezze, per evitare di cadere in un oblio che almeno i tifosi meriterebbero di vedersi risparmiare.

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